L'auto intelligente è fra noi Obiettivo: zero incidenti

Sarà in grado anche di parcheggiare da sola e regolare i flussi del traffico
Ma imporrà una violazione totale della privacy. Arriverà fra cinque anni

Sospensioni intelligenti, fari intelligenti, cambio intelligente: le case automobilistiche hanno il vizio di chiamare "intelligente" un po' tutto, si sa. Però l'auto davvero intelligente - che evita possibili incidenti, che regola il traffico (ad esempio facendo diventare verdi i semafori quando ci si avvicina a un incrocio) o che cerca parcheggio da sola potrebbe presto diventare realtà. "Quanto" presto? Tra il 2015 e il 2020 secondo il progetto olandese di Helmond, per il quale sono stati stanziati circa 80 milioni da parte dell'Unione europea, Safespot e CVIS (Sistemi cooperativi veicoli-infrastrutture).

Sembra solo fantascienza ma è tutta realtà visto che a questo gigantesco progetto partecipano una cinquantina di società che vanno dalle case automobilistiche agli istituti di ricerca, passando per le industrie elettroniche.

Il Centro ricerche Fiat è impegnato in prima persona e ha a disposizione un budget di 38 milioni di euro, così come la ERTICO-ITS Europe, specializzata nei sistemi di trasporto intelligenti, che ha a disposizione con 40 milioni di euro. Soldi che sono tutti spesi in una direzione ben precisa: far 'parlare' le auto con le infrastrutture delle città. Qualcosa si è già visto sui modelli di ultimissa generazione già in vendita (Bmw, Mercedes, Opel fra i primi a introdurlo): queste macchine sono in grado di "leggere" da sole i segnali stradali dei limiti di velocità e quindi di regolare automaticamente l'andatura della macchina.

Ma quello che hanno in mente i ricercatori olandesi va ben oltre perché l'obiettivo finale è quello di far dialogare ogni auto con una sola centrale operativa. E quindi di guidare la macchina sui percorsi più veloci, facendogli evitare poi pedoni, biciclette, macchine e motorini tutto intorno.

"La centrale - spiegano i ricercatori - a sua volta controllerà in tempo reale i semafori per fluidificare i flussi di traffico, facendoli passare da rosso a verde a seconda dell'esigenza. E queste sono solo alcune delle numerose applicazioni che dovrebbero ridurre gli incidenti, il traffico e non ultimo il consumo di benzina.
La tecnologia Safespot sta lavorando su una rete wireless che metta in collegamento le macchine tra loro e con le infrastrutture e ne permette la localizzazione sul corto raggio (massimo 400 metri), mentre quella CVIS si occupa del medio-lungo raggio e del software delle applicazioni".

In giappone Nissan e Toyota sono già molto avanti su questo progetto e hanno già mostrato diversi prototipi funzionanti. Tuttavia la corsa a chi proporrà per primo in serie un simile dispositivo non ha affatto esiti scontati, perché tutto dipenderà dai costi. Non è un caso che proprio Nissan abbia presentato un sistema "low cost", che funziona intrecciando tecnologie già disponibili, come i normali navigatori satellitari e i cellulari.

"Il costo finale delle nostre apparecchiature non sarà particolarmente alto - spiega infatti Roberto Brignolo del Centro Ricerche Fiat, a capo di una squadra di oltre 200 ricercatori, di cui quasi 40 italiani - si tratterà di montare sulle macchine solo poche componenti in più. Probabilmente in futuro sceglieremo delle città pilota e poi speriamo che il resto dell'Europa ci segua".

"Sarà molto importante l'interfaccia con l'utente - ha aggiunto l'amministratore delegato della Ertico- ITS Europe, Hermann Meyer - perché non dovremo sommergere di informazioni l'automobilista. E questa applicazione potrebbe incontrare delle resistenze tra il pubblico anche per la questione della privacy, perché virtualmente è possibile controllare i movimenti di tutti". Il discorso è sempre lo stesso: la sicurezza stradale del futuro imporrà di conoscere metro dopo metro lo spostamento di ogni auto.

"Come per Internet e social networks - spiega infatti Giovanni Buttarelli, Assistant European Data Protection Supervisor - ci saranno a breve termine opportunità e rischi. Si saprà meglio in tempo reale dove siamo o siamo stati, come guidiamo, quali sanzioni meritiamo, come evitare ingorghi, se abbiamo cercato di beffare l'assicuratore. Potremo pagare pedaggi dal veicolo per entrare in centri storici o su autostrade. Ma se non saranno intelligenti anche le garanzie, oltre che i sistemi, si ridurranno le nostre libertà. I comuni saranno interessati a monitorare in tempo reale i nostri spostamenti, per intervenire sul traffico. Quanti di questi dati saranno anonimi e quanti riguarderanno soggetti individuabili? Si potrà "staccare la spina"? Chi terrà questi dati, dove e per quanto tempo e, soprattutto, saremo informati in modo chiaro su tutto ciò ?. Una cosa è chiara: gli orientamenti europei stanno maturando già ora".

Fonte Repubblica.it